Tratto dall'articolo "PORCELLI, una famiglia di mastri d'ascia",
apparso sul n. 113 Giugno-Luglio 2002, pag. 108,
della rivista "YACTH DIGEST", organo ufficiale A.I.V.E.
(Associazione Italiana Vele d'Epoca)
nella rubrica "Restauri in corso" a cura di Paolo Maccione.

 

PORCELLI, una famiglia di mastri d'ascia.

"Tapiner XXIII"
(il "Tapiner XXIII")

La Nuova Artigialnautica di Fiumicino
é meglio conosciuta come il cantiere dei fratelli Porcelli, raro esempio di numerosa famiglia interamente coinvolta nella cantieristica da diporto. Oltre al capostipite Luigi Porcelli, un tempo impiegato presso i cantieri Picchiotti, Posillipo e Chris Craft, vi lavorano infatti anche i sei figli Franco, Carlo, Claudio, Marco, Mauro e Claudia, quest'ultima addetta all'amministrazione.


... da sinistra Franco, Carlo, Claudio ed il "grande" Luigi PORCELLI
(da sinistra Franco, Carlo, Claudio
ed il "grande" Luigi Porcelli)

Prima di fondare l'attivitā nel 1972, i Porcelli hanno lavorato presso la Tecnomar e la CBS di Fiumicino, poi hanno cominciato a costruire scafi in legno lamellare lunghi 10 metri e a dedicarsi ai restauri. Oggi il cantiere si estende su una superficie di circa 6.000 mq., di cui 1.200 coperti, con possibilitā di alare e varare scafi lunghi fino a m. 25. Attualmente in cantiere c'č "May Flower", un classe SK55 costruito in Svezia nel 1919 su progetto di Tore Holm, lungo 14,40 metri e largo appena 2,10 metri. La stazza lorda é pari a 6,95 tonnellate, con armo velico a sloop frazionato e strallo del fiocco arretrato in coperta di oltre due metri rispetto all'estrema prua. Questo genere di barche, veri e propri "siluri" da regata bassi sull'acqua poco abitabili, sono molto
diffuse nei paesi scandinavi e sui laghi svizzeri e tedeschi. Fra gli interventi effettuati: revisione del fasciame in pino svedese, rimozione dell'impiallacciatura dalla tuga in mogano e rifacimento di parte della coperta con inserimento di listelli di mogano nei comenti dei filarotti in legno di douglas. Per quanto possa sembrare strano, oltrechč causa di scivoloni, si procederā infine alla pitturazione della coperta con vernice a coppale, come in passato, per evitare spaccature nei legni che la compongono.

L'interno della struttura coperta
(l'interno della struttura coperta)

 Ai restauri anche "Tapiner XXIII", un Sangermani del 1953 lungo 14 metri, con problemi di corrosione dei madieri in ferro che hanno causato l'allentamento dei perni del bulbo e quindi il distacco delle tavole di fasciarne dell'opera viva. I lavori fervono anche su "Macrisa", sloop progettato da Carlo Sciarrelli in legno lamellare, lungo 12,40 metri e con la classica poppa a cuore, riportato a navigare dopo interventi in carena. Oggi i fratelli Porcelli sono in grado, su richiesta da parte di eventuali committenti, di costruire scafi nuovi realizzati interamente in legno.